…ma tu ce l’hai whatsapp?

_DSC9848-ModificaCaro diario, oggi la maestra mi ha assegnato come compito per casa di scrivere una pagina del mio diario, cioè di te. Mi eri stato regalato qualche compleanno fa, uno di quei regali che costano poco e fanno piacere, anche perché avevi una bella veste, tessuta con la carte geografica della mia culla, le curve altimetriche di questa terra di mezzo, stretta tra i monti e i fiumi asciugati, i nomi dei paesi e quelli sconosciuti delle contrade che echeggiano le aie e le massaie, il grano steso ad asciugare, i riti della vendemmia. Ti avevo messo sopra la scrivania, in piedi vicino ai caduti della quotidianità, il dizionario di inglese, quello dei sinonimi e contrari, il Milione che mi aveva regalato mio padre, accatastati l’uno sull’altro come quegli uomini che tentarono la scalata al cielo di Babele, tanto tempo fa. Sembravi, l’unico ritto, un Dio che vegliava sulle vite degli altri, le rilegature strappate tenute insieme con il nastro adesivo, le pagine con le orecchie che echeggiavano voci e concetti comatosi, relegati tra le sinapsi e i pomeriggi grigi. Ogni tanto ti facevo una carezza, sul dorso, delicatamente, e mi ripromettevo di scrivere qualcosa che fosse degno di te, una novella, l’incipit di Guerra e Pace, la mia breve Iliade illustrata dai tratti di Ulisse tra le corna di toro e i rematori nella bonaccia dell’Egeo, la rabbia di Brad Pitt dopo la morte di Patroclo. Non sapevo che un giorno nefasto, la maestra, costretta dalla nuova didattica dei testi descrittivi, narrativi, regolativi, fantastici quattro, mi costringesse a tatuarti sulla faccia la mia piccola biografia. Che scrivere? Io non ho i ricordi del mondo di mio padre, gli ulivi su cui arrampicarsi, le massaie vestite di nero calate sulla terra, l’enorme sedere, le fontane e le lenzuola di panno spesso e il profumo del sapone in scaglie, le carrette su cui rompersi l’osso del collo, le automobili senza fanali sparate giù per le scale, il latte tiepido nella bottiglia innanzi alla porta di casa. E sono pure abbastanza confuso dalla nuova didattica che mi insegna cosa è un testo e non mi insegna a scrivere. Potrei scriverti un sms…forse…ma tu ce l’hai whatsapp?


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