Racing in the Street

Mi sono chiesto spesso se dovessi avere una misura nel racconto della vita ai miei figli: “gli dico di quella volta che…e di quell’altra?”. “Gli parlo della madre, di quando eravamo giovani e facevamo l’amore in auto?” “Gli dico che se sono vivo, è solo perché ho avuto culo?” Qualcosa gli ho detto, ma penso che la parte più profonda l’abbia tenuta per me. Forse è la stessa della loro parte più profonda, è la stessa della parte più profonda di tanti ragazzi. Forse si chiama fragilità.

Ho aperto il PC stasera. Era da domenica mattina che non lo facevo. Il browser mi ha proposto l’ultima ricerca che avevo fatto sul web. Aveva a che fare con quattro ragazzi che sono morti in un incidente, quattro figli di amici, quattro figli e basta. I loro nomi erano Bilal, Francesco, Mattia e Roy. Era da domenica mattina che pensavo che l’unica cosa da fare era stare zitti. E’ da domenica mattina che ho spesso gli occhi lucidi e la parola strozzata in gola. Sarà forse una reazione empatica: mio figlio ha esattamente la loro età, li conosceva, li conoscevo io per quanto si possa conoscere un adolescente e la sua fragilità.

Molti non sono stati zitti, molti sono stati liquidi, una lacrima prima, il bikini subito dopo, un’altra lacrima ma è la crema solare che è finita negli occhi, molti hanno parlato come sempre parlano gli adulti, puntando il dito. Hanno parlato professori e sindaci, educatori e giudici, qualcuno parlando e puntando il dito s’è pure commosso, credo più per la convinzione di avere qualcosa da dire, un senso da condividere, che per un dolore che venisse da dentro. Il dolore quando viene da dentro è un blob, si impiglia nelle corde vocali, le imprigiona, quelle lo filtrano, la parte liquida corre verso gli occhi, la parte solida sprofonda verso la pancia, scivola nelle gambe, paralizza.

Racing In The Street è uno dei tanti brani bellissimi di Bruce Springsteen. Ne ha scritto anche altri, Born To Run ad esempio, ma Racing In The Street è diversa. L’ho pensato la prima volta che ne ho compreso il testo. Il brano appartiene a Darkness On The Edge Of Town, una città che assomiglia maledettamente alle città di questa provincia, un’oscurità che è l’anima di un mondo con una crisi di nervi. In Racing In The Street non si corre per andare da qualche parte, per fuggire da qualche posto, si corre e basta. Forse si corre per sentirsi vivi, per sentirsi meno fragili.

Some guys come home from work and wash up and go racin’ in the street

La verità è che corriamo tutti e tutti abbiamo corso, non solo i giovani. La differenza è solo che i giovani sono vivi, chi punta il dito non lo è mai stato. Penso che la sua vita sia un’illusione. E’ un’illusione anche pensare di avere un qualche controllo, pensare di risolvere la vita in un’equazione con un paio di incognite, il piede schiacciato sull’acceleratore, un bicchiere di troppo, dimenticando il resto, le strade scarrupate, gli autovelox per aggiustarle, la reclame delle macchine più veloci, i modelli della gente più capace.

Si tratta solo di culo, ad ogni figlio, ad ogni incrocio.

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